Astrologia Previsionale - Astrologia oraria, elettiva, classica e Magia Astrologica

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IL LEGAME TRA SEGNI ZODIACALI E COSTELLAZIONI

Giacomo Albano

IL LEGAME TRA SEGNI ZODIACALI E COSTELLAZIONI (articolo pubblicato sul numero invernale del 2019 della rivista Linguaggio Astrale)

 

 

I segni e le costellazioni zodiacali hanno in comune soltanto il nome? In questo articolo si vedrà come e perché esiste uno stretto legame tra i segni zodiacali e le omonime costellazioni. Con importanti conseguenze relative anche alla presunta necessità di invertire i segni nell’emisfero australe…

 

Nella sua Grande Introduzione Abu Ma’shar delinea una teoria degli influssi astrali[i]. La grande novità rispetto ad Aristotele risiede nel fatto che l’astrologo arabo assegna ai pianeti un ruolo generativo che è responsabile del perpetuo legame esistente tra i cieli e il mondo terrestre. Quest’ultimo è influenzato dal calore prodotto dai moti dei pianeti, e questo calore è un agente di generazione responsabile per l’unione di materia e forma.

Ma mentre Aristotele afferma che il moto delle sfere è responsabile della generazione, Abu Ma’shar attribuisce alle stelle e ai pianeti una vera e propria virtù generativa che consiste in particolare nel potere di unire le forme alla materia. Secondo lui le diverse forme di ciascuna specie sono la conseguenza delle diverse qualità e virtù di stelle e pianeti, e i corpi celesti sono anche i responsabili dell’unione e dell’armonia esistente tra il corpo dell’essere generato e la sua anima animale.

Completando il ragionamento di Abu Ma’shar, possiamo senz’altro affermare che in realtà il primo anello di questa catena risiede nelle Stelle Fisse: i pianeti svolgono un ruolo simile a quello del Demiurgo platonico, che trasportava nel mondo della materia le Idee eterne…le quali risiedono (in senso metafisico) nelle Costellazioni e nelle Stelle Fisse che le compongono. Quindi nella loro virtù generativa i pianeti seguono modelli ben precisi, nel senso che non fanno altro che portare alla manifestazione gli Archetipi “narrati” simbolicamente dalle Costellazioni.

 

 

La stretta parentela tra segni zodiacali e costellazioni

Sappiamo che lo Zodiaco tropico deriva da quello siderale e che quello siderale deriva a sua volta dallo Zodiaco delle costellazioni, il quale è quello basato sulla nuda e pura realtà celeste delle costellazioni così come appaiono ai nostri occhi.

Questo Zodiaco delle costellazioni da cui tutto deriva è caratterizzato da due evidenti “imperfezioni” (se così possiamo chiamarle): da un lato ogni costellazione ha una sua ampiezza diversa da quella delle altre, dall’altro la sua posizione cambia lentissimamente nei secoli a causa della precessione degli equinozi e anche del moto proprio delle stelle.

Ecco perché già gli astrologi babilonesi introdussero lo Zodiaco siderale, il quale consiste in una suddivisione della fascia zodiacale in dodici segni uguali di 30° ciascuno. Questi segni si trovano in una particolare relazione con alcune stelle fisse che diventarono i punti di riferimento per il movimento dei pianeti nello Zodiaco[ii].

In realtà le costellazioni zodiacali sono tredici, non dodici, quindi il motivo per cui lo Zodiaco siderale fu diviso in dodici parti è da ricercare altrove, e cioè nel fatto che già per i babilonesi l’anno era composto da dodici mesi di trenta giorni ciascuno, corrispondenti ai 30° in cui era diviso ciascun segno.

Idem per lo Zodiaco tropico che fu successivamente elaborato dai Greci. In questo caso come cornice fu usata l’eclittica, la quale fu divisa in dodici parti/segni, visto che il calendario usato da Ipparco consisteva di dodici mesi solari che avevano gli stessi nomi dei segni zodiacali babilonesi.

Ma se considerata dal punto di vista della realtà visuale dello Zodiaco delle costellazioni, anche questa seconda trasposizione è “arbitraria”. E infatti solitamente si afferma che i segni zodiacali non hanno nulla a che fare con le omonime costellazioni. Essi sarebbero legati esclusivamente al ciclo illuminativo del Sole durante l’anno. Ma sarà poi vero?

 

L’uomo antico concepiva le costellazioni come una manifestazione degli Archetipi o Idee che stanno alla radice del nostro mondo terrestre: le forme terrestri non sarebbero altro che un’imperfetta riproduzione di questi modelli eterni. Se si parte da una prospettiva platonica, infatti, è facile concludere che tutte le cose, esseri ed eventi terrestri hanno sempre la loro radice prima in questi Archetipi, spesso mescolati tra loro. E se le costellazioni e le stelle fisse si trovano a un piano gerarchicamente superiore, è evidente che i piani inferiori tenderanno a riprodurre e imitare quello superiore a un livello più basso. Diventa dunque legittima l’istituzione di una serie di omologie che ci consentano di riconoscere questo rispecchiamento del Superiore nell’inferiore.

Alla base di questo modo di pensare c’è un principio che è alla base sia del pensiero magico in generale, sia dell’astrologia: esistono alcuni Archetipi fondamentali che manifestano sé stessi in ogni ordine di realtà, dal Nous al Cielo delle stelle fisse a quello dei pianeti, fino alla nostra Terra. E questo vale anche per le diverse modalità di manifestazione dei quattro elementi: Fuoco, Aria,

Acqua, Terra.

Fu l'astronomo greco Ipparco (secondo secolo a.C.) a fornire la prima definizione dello zodiaco tropico. Egli sviluppò il suo Zodiaco in analogia ad un calendario preesistente composto da dodici mesi solari.

Conoscendo il modo di ragionare degli antichi, è difficile pensare che fu un semplice capriccio quello che li indusse ad assegnare ai dodici mesi lo stesso nome delle costellazioni zodiacali. Anche gli astronomi che hanno ideato lo zodiaco tropico sapevano che gli archetipi rappresentati dalle costellazioni devono trovare una corrispondenza ad ogni livello della nostra vita, compreso il ciclo dell’anno. Operando questa trasposizione sull’eclittica, essi erano convinti di non inventare nulla, ma piuttosto di riconoscere un preesistente legame tra le dodici costellazioni zodiacali e i dodici mesi in cui può essere divino l’anno solare. Anche la scelta di trasporre le tredici costellazioni zodiacali in dodici segni è difficile da giustificare in base alla logica comune, e tuttavia il voler istituire un’analogia tra quell’ordine archetipale superiore e i dodici mesi dell’anno è perfettamente plausibile nell’ambito del modo di ragionare tipico del pensiero magico, e più in generale della cultura antica.

È stata l’opera di Tolomeo a far prevalere nell’astrologia occidentale l’idea che le qualità dei segni derivano dal ciclo solare. E tuttavia il fatto che si possano individuare corrispondenze tra due ordini di cose non significa necessariamente che l’una sia causa dell’altra.

In realtà, poiché gli archetipi operano a tutti i livelli, sarebbe possibile creare (o meglio riconoscere) molti altri sistemi di corrispondenze tra essi e le realtà terrestri, oltre a quella basata sui dodici mesi dell’anno. E in effetti nel corso dei secoli la ricerca di queste corrispondenze ha impegnato le migliori menti dell’astrologia.

Un’ultima osservazione. Non è del tutto vero che la costellazione dell’Ofiuco sia stata dimenticata: se oggi si riconosce al segno dello Scorpione un governo anche sui rettili, è proprio perché la costellazione dell’Ofiuco si sovrappone a quella dello Scorpione, cosa che a sua volta basta per creare un suo legame con questo segno zodiacale. Quindi anche la costellazione dell’Ofiuco ha un suo corrispondente tra i segni zodiacali.

 

 

Alcune prove

Il fatto è che questo legame tra segni e costellazioni è stato sempre più o meno implicitamente riconosciuto dagli astrologi delle varie epoche. Basti pensare alle caratteristiche attribuite ai segni dall’astrologia antica. Se per esempio oggi definiamo mutili certi segni, è perché tali erano considerate le omonime immagini stellate. Eppure la pratica astrologica (per esempio quella dell’astrologia oraria) dimostra che anch’essi funzionano perfettamente come mutili. E perché mai diciamo che la prima parte del Sagittario è umana e la seconda bestiale, se non per analogia alla relativa costellazione? E se fosse vero che non hanno alcun legame con l’omonima costellazione, perché mai chiamare segni di quadrupedi l’Ariete, il Toro, il Leone e il Capricorno e definire “umani” quelli che presentano una figura di uomo? Perché il segno del Leone e la seconda metà del Sagittario nell’astrologia tradizionale sono considerati “selvaggi”? Sarebbe difficile da spiegare, se fosse vero che i segni non hanno nulla a che fare con le relative immagini stellate.

Si potrebbe poi parlare delle 28 dimore lunari. Anch’esse in origine sono state stabilite in relazione ad alcune stelle fisse, e infatti non avevano tutte la stessa estensione. Ma una volta trasposte sull’eclittica, il loro influsso non varia allo spostarsi delle stelle marcatrici...Come si giustifica questa operazione, se non ammettendo una corrispondenza “simpatetica” tra segni e costellazioni. A questo riguardo Vivian Robson dice: “Comunque è comodo per la moderna pratica astrologica riferire le dimore lunari all’eclittica e renderle tutte di uguale ampiezza…In questo modo esse corrispondono allo zodiaco dei segni e conservano l’influsso delle costellazioni simpateticamente, proprio come i segni corrispondono negli effetti, anche se non nello spazio, alle costellazioni[iii]”.

E ancora: se le qualità dei segni sono legate soltanto al ciclo del Sole, come mai il freddo e umido Cancro è il segno del torrido solstizio estivo? E come mai i nativi secondo l’astrologia popolare sono timidi e riservati, pur essendo nati nel periodo in cui la durata del giorno è massima e il Sole illumina ogni più recondito anfratto? Non è forse vero che il freddo e l’umido attribuiti al Cancro si addicono molto bene alle caratteristiche di un animale acquatico come il granchio, cioè all’omonima costellazione? So bene che in base alla teoria degli elementi ci sono vari tipi di freddo/umido, ma mi sembra che comunque che anche questo tipo di osservazioni meritino maggiore attenzione.

Va poi anche detto che gli astrologi del passato attribuivano ai segni caratteristiche diverse da quelle puramente psicologiche e caratteriali tipiche dell’astrologia moderna. Nell’astrologia tradizionale non contava il segno solare, ma il segno che sorge alla nascita, cioè il segno ascendente. E basta leggere Le dimore celesti (libro scritto da un tolemaico di ferro come Giuseppe Bezza) per capire che i tratti somatici e caratteriali attribuiti a ciascun segno dagli astrologi antichi sono strettamente legati alle corrispondenti costellazioni. Per esempio, coloro che nascono al sorgere del segno dell’Ariete sono spesso descritti come villosi, ricciuti e dallo sguardo rivolto in basso…

 

Dobbiamo dunque desumerne che l’idea di un’associazione tra segni e stagioni dell’anno è infondata? In realtà, come ho già detto, il fatto che si possa istituire questa ulteriore analogia tra i dodici segni zodiacali e il ciclo illuminativo del Sole non significa che le caratteristiche dei segni derivino da questo ciclo. Tutto sembra, al contrario, dimostrare che la radice prima delle loro caratteristiche risieda piuttosto nella loro analogia con le omonime costellazioni.

È dunque evidente che, a dispetto delle affermazioni di principio, nella pratica gli astrologi hanno sempre riconosciuto un implicito ma forte legame tra segni e costellazioni.

A questo riguardo l’astrologo Sepharial suggeriva che i segni zodiacali potrebbero non essere le originali fonti degli influssi ad essi attribuiti, alcuni dei quali sarebbero invece dovuti alle costellazioni. Per esempio la prepotenza dei nativi del Cancro sarebbe dovuta alla costellazione dell’Unicorno, il loro amore per il mare a quella della Nave di Argo, il loro amore per i cani al Cane Maggiore[iv]. E lo stesso Vivian Robson nel suo “Fixed stars and constellations in astrology” attribuisce alle costellazioni zodiacali influssi della stessa natura degli omonimi segni.

Ma quel che più conta è il fatto che la tradizione stessa conferma questo punto di vista. Vi basti leggere gli Astronomica di Manilio, opera nella quale vi è una continua e totale assimilazione tra i segni e le omonime costellazioni. Manilio, infatti, non fa alcuna distinzione tra i loro influssi. E perfino nell’astrologia moderna si usa estendere ai segni zodiacali i miti originariamente associati alle omonime costellazioni.

Dalla citazione di Sepharial e dalla stessa opera di Manilio si evince un altro punto importante: l’influsso delle costellazioni zodiacali dipende anche dagli influssi delle costellazioni non zodiacali allineate ad esse.

Ne deriva l’ulteriore conseguenza secondo cui anche la differenza di influsso tra i gradi di uno stesso segno può avere un’origine stellare.

Tutto questo restituisce una assai più convincente compattezza all’intero sapere astrologico: nessun uomo antico, consapevole com’era del rispecchiamento dell’Uno/Tutto nelle parti, avrebbe accettato l’idea che lo zodiaco comunemente usato nella pratica astrologica non ha nulla a che fare con il cielo delle stelle fisse.

Non è dunque poi così eretico affermare che ogni segno zodiacale può essere visto anche come l’omonima costellazione trasposta sull’eclittica.

 

 

Invertire i segni per l’emisfero australe? No, grazie!

Questo ci aiuta anche a risolvere l’annosa questione relativa alla presunta necessità di invertire i segni nelle carte erette per l’emisfero australe. Se i segni derivassero la loro natura e caratteristiche dal ciclo illuminativo del Sole, dovremmo senz’altro affermare che questa inversione è necessaria. Eppure i più grandi avversari dell’inversione sono proprio gli astrologi dell’emisfero australe, i quali compattamente affermano che i segni zodiacali così come sono funzionano benissimo anche dalle loro parti. Sappiamo quanto siano importanti le dignità essenziali in astrologia oraria; ebbene, gli esperti della materia sono concordi nell’affermare che anche il sistema di dignità e debilità funziona benissimo così com’è anche nell’emisfero australe. Si badi che l’astrologia oraria è molto più “letterale” e precisa della genetliaca, quindi è molto più difficile ingannarsi su queste cose, ed è ancor più difficile che a cadere in errore siano tutti gli astrologi.

Del resto, l’astrologia non inizia (né finisce) con Tolomeo. Per esempio, parlando del “Thema Mundi”, Macrobio non usa un simbolismo che si riferisce alle stagioni e afferma invece che il governo di un pianeta su un certo segno deriva semplicemente dal fatto che il pianeta si trovava in esso all’inizio della creazione. E anche se in una sfera non c’è un primo e un ultimo, l’Ariete fu posto all’inizio dei segni perché all’alba di quel primo giorno l’Ariete era al Medio Cielo. È quindi probabile che la parentela tra segni e costellazioni abbia a che fare con la numerologia, più che con le stagioni: la costellazione e il segno dell’Ariete corrispondono al numero 1, il Toro al 2, i Gemelli al 3, e così via.

 

Se dunque si accetta l’idea che i segni derivano le loro caratteristiche dalle omonime costellazioni, e non dal ciclo illuminativo del Sole, è possibile risolvere l’annosa questione delle carte erette per l’emisfero australe senza dover introdurre forzature teoriche che cozzano con la concreta esperienza di chi vive in quell’emisfero.

Se è vero quanto abbiamo appena detto, ne deriva che l’astrologia funziona in virtù di qualcosa che viene dallo spazio “esterno”, e non dalla realtà naturalistica della Terra stessa. Essa dunque studia il modo in cui una serie di principi eterni si manifesta sulla nostra Terra. In termini filosofici, potremmo descrivere la cosa come una rivincita di Platone su Aristotele.

È chiaro che, una volta trasposte le costellazioni sull’eclittica, questo nuovo zodiaco immateriale si presta alla ricerca di nuovi tipi di corrispondenze (per esempio quella con le stagioni dell’anno, appunto), ma questo non significa che esse siano la base o radice dello zodiaco. Sono semplicemente ulteriori sistemi di corrispondenze.

E del resto anche l’analisi delle carte mondiali e individuali dimostra che segni e costellazioni cooperano nel produrre certi effetti, ai fini dei quali risultano essere interscambiabili o fungibili. Per esempio un importante evento che riguarda i quadrupedi, in alcuni casi è evidenziato soprattutto da una certa enfasi sulle relative costellazioni, in altri casi lo è soprattutto dagli omonimi segni, ma più spesso ancora entrambi cooperano nel produrre quell’effetto di “accumulo” solitamente presente quando accadono eventi di un certo rilievo.

 

 

Una conferma dall’astrologia oraria

Nei giorni in cui mi interrogavo su questo legame tra segni e costellazioni, ho posto una domanda oraria sull’argomento. Volevo sapere se questa stretta parentela da me ipotizzata fosse confermata anche dall’astrologia oraria (v. carta sotto).    

L’Asc si trova a 0° Vergine, quindi in bilico tra il Leone/Sole e la Vergine/Mercurio.

In più occasioni ho avuto modo di notare che l’Asc nell’ultimo o primo grado di un segno spesso vuole attirare la nostra attenzione su una sorta di transizione da uno stato all’altro[v]. Il signore del segno appena sorto indica la vecchia situazione, quello del segno che sta per sorgere il nuovo stato di cose che si verrà a creare dopo il cambiamento. Quindi il Sole dovrebbe qui rappresentare la concezione tradizionale, mentre Mercurio rappresenta la nuova idea, quella cioè dell’esistenza di uno stretto legame tra segni e costellazioni. 

Il Sole è in esilio e sulla cuspide della cadente e sfortunata sesta casa, cosa che evidentemente non depone bene per la concezione comunemente accettata. Al contrario, Mercurio è ben messo, in quanto è nella quinta casa e in sestile applicativo con Giove. In questo tipo di domande bisogna sempre considerare con attenzione anche la nona casa, quindi trovare la Luna che si applica al trigono di Marte che governa proprio questa casa è un altro ottimo segno. E la presenza di Marte (signore della nona) al Fc potrebbe indicare che questo legame è rimasto finora nell’ombra, o almeno non è stato esplicitamente dichiarato.

Come se non bastasse, proprio al momento della domanda sorgeva la stella Regulus, che ha natura Giove/Marte e che era detta la “stella dei re”. Essa porta onori, potere, fortuna e ricchezza. Essendo Regulus una delle poche stelle rilevanti nella pratica oraria, probabilmente il suo sorgere all’Asc conferma che si tratta di un’idea giusta e che meriterebbe di trovare accoglimento e fortuna presso gli astrologi. 

 

Concludo dicendo che più vado avanti con lo studio delle Stelle Fisse e delle Costellazioni, più mi convinco che questo sia uno degli argomenti più affascinanti (e più trascurati) del sapere astrologico. E così, dopo la pubblicazione de Le immagini celesti. Costellazioni e Stelle Fisse in astrologia, ho deciso di dedicare un secondo libro alle Stelle Fisse. In questo articolo ho riassunto alcuni dei punti trattati in questo libro, che ha per titolo I Segreti dell’Ottava Sfera. Studio sulle corrispondenze astrologiche tra la sfera delle Stelle fisse e le cose terrestri[vi].

 

[i] A questo riguardo v. l’articolo The arabic theory of astral influences in early modern medicine di Liana Saif. L’articolo è disponibile sul web.

[ii] Su questi argomenti v. anche l’ottimo articolo La storia dello Zodiaco di Robert Powell pubblicato nel n° 96 di Linguaggio Astrale

[iii] V. Robson: Fixed stars and constellations in astrology, cap. 3 (ediz Kessinger)

[iv] Ce lo ricorda V. Robson nel suo Fixed stars and constellations in astrology

[v] Su questo argomento ho pubblicato anche un articolo su questa stessa rivista: Ascendente, cuspidi rilevanti e pianeti nell’ultimo o primo grado di un segno in astrologia oraria.

[vi] Il libro è disponibile anche in forma di “ebook” su Amazon e tra le altre cose contiene un vero e proprio "vocabolario celeste", cioè un elenco delle corrispondenze tra Costellazioni e Stelle Fisse e le cose terrestri da esse governate. L’elenco è in ordine alfabetico, e quindi di facile consultazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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