Astrologia Previsionale - Astrologia oraria, elettiva, classica e Magia Astrologica

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Questo libro è stato pubblicato nella primavera del 2010, e nonostante l'argomento esoterico ha venduto un numero di copie molto superiore alle mie aspettative. Eccovi la quarta di copertina: "Questo libro è un’ inedita e coraggiosa introduzione ai supremi Misteri inziatici. Forse mai nessun autore finora si era spinto così oltre nell’esposizione di dottrine che tutti i miti dell’antichità adombrano, ma di cui mai nessuno aveva finora parlato in maniera così esplicita e chiara. Il culto di Iside ebbe grande diffusione nell’antichità, ma soltanto gli Iniziati ne conoscevano il significato più profondo. Nell’interpretazione comune Iside viene spesso ridotta a Dea della fertilità e della Madre Terra. Ma in realtà il motivo per cui Iside era chiamata “Madre dell’Universo” è molto più alto e profondo..."


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Vi propongo un estratto dal libro.  Si tratta del capitolo su Iside e Osiride. Devo però avvertire i lettori che soltanto leggendo l'intero libro si potrà comprendere fino in fondo ciò che viene detto, in quanto si danno per scontati alcuni concetti che vengono chiariti in altre parti del libro. Comunque per chi volesse leggerlo ricordo che oltre ad essere disponibile in forma cartacea è scaricabile anche immediatamente come ebook qui: http://www.lulu.com/spotlight/Astrologo

                                         Iside e Osiride
Nut, dea del Cielo, era moglie di Geb, dio della Terra, ma la loro unione era talmente stretta che tra i due non poteva esservi nulla, neanche la procreazione di figli. Ecco allora che Shu, loro padre, li separò, e così Nut potè partorire due serie di gemelli: Iside e Osiride e Seth e Nephtys. Osiride si sposò con Iside e diventò re d’Egitto, e portò al suo popolo la civiltà insegnando la religione e la coltivazione dei campi. Nephtys divenne moglie di Seth, ma anche lei amava Osiride. Invidioso com’era di suo fratello, Seth prese le misure del corpo di Osiride e costruì una bella bara. Durante una festa con uno stratagemma convinse Osiride ad entrarci, inchiodò la bara e la buttò nelle acque del Nilo. Disperata per la perdita del suo amato, Iside partì in cerca della bara, e infine la trovò in riva ad un fiume. Usando i suoi poteri magici, riportò in vita il marito, ma prima che questi si potesse vendicare Seth lo uccise smembrando il suo corpo in quattordici pezzi che sparse per tutto il paese. Iside allora si mise alla ricerca dei pezzi del cadavere, e li ritrovò tutti tranne il membro virile. Ella allora ne fece una riproduzione, e dopo aver ricomposto il corpo del marito riuscì a rianimarlo per il tempo necessario a concepire da lui un figlio, che fu chiamato Horus. Una volta diventato adulto, Horus decise di vendicare il padre, e così partì alla ricerca di Seth, che nel frattempo era diventato re dell’Egitto. Tra i due ebbe luogo una dura battaglia che durò tre giorni e tre notti. Secondo alcune versioni del mito, Seth violentò Horus spargendo il suo seme in lui, ma poi fu a sua volta violentato da Horus, al quale spettò la vittoria finale. Come interpretare questo mito la cui origine si perde nella notte dei tempi? Nut e Geb, Iside e Osiride, Set e Nephtys rappresentano tre possibili esempi delle coppie di cui parla Platone: la perfetta Unione Angelica, il caso (raro) delle due Metà entrambe “Maschio” che si cercano, si riconoscono e si riuniscono per tornare all’Uno, e infine il caso di una Metà “Maschio” (Nephtys) e dell’altra “Femmina” (Seth). Così come l’abbraccio di Urano e Gaia, anche quello tra Nut e Geb era così stretto da rendere praticamente  “inconscio” l’Amore che li univa, al punto che Amore stesso diventa la Forza che li spinge a separarsi. Infatti Amore per sua stessa natura desidera che vi sia “l’altro”, cioè un oggetto di amore. Ecco perché tutte le religioni affermano che Dio è Amore, e che ha creato il mondo per Amore.
Come Urano e Gaia, anche Iside e Osiride ancor prima di essere marito e moglie sono fratello e sorella. Essendo infatti manifestazioni di uno stesso Angelo, le due Metà non possono che essere fratello e sorella. È questo il significato dell’Incesto Divino, che è presente in tutte le mitologie. Seth che uccide Osiride rappresenta l’Ego che volge le spalle all’Angelo per lasciarsi irretire dall’inganno della dualità. Essendo Nephtys la sua Metà “maschio” (cioè spiritualmente consapevole), non poteva certo anelare all’unione con quella “brutta copia” della sua Metà che era Seth. Ella preferisce quindi unirsi ad Osiride, cioè il Sé, l’Angelo. Questo significa che dobbiamo si tendere all’Unione con la nostra Metà, ma che per Metà non bisogna intendere l’essere terrestre sotto le cui sembianze essa ci si manifesta, bensì il Sé, l’Angelo – che è anche il “nostro” Angelo, l’Uno da cui proveniamo. Seth rappresenta l’illusione dell’Ego e della dualità che “uccide il Dio”  chiudendolo nel sarcofago di un Ego e di un corpo fisico, e con ciò stesso condannandolo a vivere sballottato qua e là dalla corrente del “fiume”, il fiume del samsara che è l’illusorio mondo del perenne divenire basato sullo spazio/tempo e sulla dualità. A un altro livello il simbolo indica che il significato spirituale e archetipale degli eventi samsarici (rappresentato da Osiride) è celato dietro le apparenze ingannatrici del mondo materiale (il sarcofago). Per accedervi è quindi necessario l’intervento di Iside, la Dea che, navigando attraverso le paludi per cercare Osiride, simboleggia la consapevole ricerca della Metà perduta. Tirando fuori Osiride dal sarcofago, Iside conduce l’anima a scoprire il senso nascosto della Natura e del mondo “esterno” a noi: ella diventa così anche un simbolo della  Gnosi, la Sapienza Divina che ci libera dall’illusione insegnandoci a vedere ogni cosa come la manifestazione del nostro Dio interiore. Ricomporre i pezzi dell’Osiride smembrato significa ricondurre il molteplice all’Uno, riconoscere il mondo “esterno” per ciò che veramente è, cioè la Manifestazione della nostra Metà perduta, che, non essendo più da noi riconosciuta come “nostra”, ci viene incontro sotto forma di esseri ed eventi a noi “esterni”. A questo punto, una volta compresa grazie all’aiuto di Iside la vera natura del mondo “esterno” in cui apparentemente siamo “immersi”, siamo in possesso della Pietra Filosofale che ci consentirà di produrre l’Oro a partire dal piombo dell’esistenza “samsarica”.
La Via del Fedele d’Amore conosce tre tappe principali: 1) Amore per un essere umano in carne ed ossa nel quale si riconosce la propria Metà perduta 2) Progressiva sublimazione di questo Amore che pian piano diventa Amore per l’Angelo, cioè per Dio, che si è manifestato a noi sotto le sembianze di quell’essere 3) Riconoscimento che Tutto è Uno, che “io” e “mondo esterno” siamo una cosa sola.
È dunque grazie ad Amore che si arriva a quest’ultimo e supremo stadio di consapevolezza. A questo punto il Fedele d’Amore si rende conto che anche tutti gli altri esseri non sono altro che lui stesso. Soltanto Amore può compiere il miracolo di unire i due poli della Creazione, ed è per questo che i Misteri di Iside sono i Misteri di Amore.
Iside riesce a rianimare Osiride giusto per il tempo necessario ad accoppiarsi con lui e generare così Horus, il Fanciullo Divino. Il mito dice anche che del corpo smembrato di Osiride mancava soltanto il membro, del quale Iside fa una riproduzione per potersi accoppiare. Anche qui abbiamo un doppio livello di lettura. Innanzitutto viene simboleggiata l’Illuminazione che l’anima-Iside può ricevere da un contatto sia pur fugace con la sua Metà-Osiride. Da questa loro unione (spirituale) nasce il Figlio, Horus, il Fanciullo Divino. La folgorante scoperta dell’Amore, insomma, fa si che l’anima-Iside resti “incinta”. Non è difficile rendersi conto che si tratta degli stessi concetti che troviamo nel Simposio di Platone. E’ l’incesto filosofale di cui parlavano gli antichi alchimisti, che spiritualizza la materia e materializza lo spirito, eliminando la separazione tra interno ed esterno, tra spirito e materia, tra me e l’altro. Horus, figlio dell’Incesto Divino, a questo punto è ancora un fanciullo, e dovrà ancora lottare con Seth, il demone della dualità, ovvero l’Ego e le sue Forme-Pensiero che tendono a farlo tornare indietro. Il mito, infatti, narra anche la successiva battaglia tra Seth e Horus, incaricato dal padre Osiride di vendicarlo. Dapprima Seth violenta Horus spargendo il suo seme in lui, e poi accade il contrario, con la vittoria finale di Horus. Ecco qui un’altra versione dell’Incesto Divino, e anche qui il significato è molto profondo, se consideriamo che Seth rappresenta la dualità e quindi il mondo “esterno”, mentre Horus è il Principio spirituale unificante, la coscienza cristica nascente che, iniziata ai Misteri di Iside, inizia a comprendere la vera essenza della Natura. Dapprima sarà Seth, cioè il mondo esterno e la dualità ad avere la prevalenza, ma poi sarà Horus ad avere il ruolo attivo, e quindi ad imprimere nella “materia” il suggello del suo Angelo,  riconoscendola così per ciò che è veramente, cioè la conseguenza e la manifestazione della sua Metà perduta.   
In conclusione vorrei far notare che quella di Iside è un’ “Immacolata Concezione”: Iside concepisce Horus quando Osiride è già morto, e inoltre non lo concepisce tramite il membro di Osiride, chiara allusione al fatto che non si tratta di una unione sessuale, che anzi viene esplicitamente esclusa. Come già abbiamo detto, infatti, l’unione sessuale è un’illusione, poiché è anzi il più chiaro sintomo della separazione tra due esseri. Il sesso, infatti, rinforza la convinzione di essere qualcosa di diverso e di separato dalla persona amata, come dimostra il fatto stesso che siamo “gelosi” specialmente di quelle persone con cui abbiamo sperimentato un’intimità sessuale. Ed essere gelosi equivale a non sapere che l’altro è te stesso.
Infine ricordiamo che Iside supplicò suo figlio Horus di risparmiare la vita a Seth. Nessuno meglio della Grande Madre infatti sa che, per quanto possa sembrare una Caduta, la dualità è l’altra faccia del Dio, un modo di essere intrinseco all’Essere stesso, e non va quindi rinnegata in “toto”, ma soltanto trasfigurata, sublimata dalla consapevolezza dell’Iniziato. Ecco perché alcune versioni del mito affermano che alla fine i due contendenti si riconciliarono e regnarono rispettivamente sull’Alto e sul Basso Egitto.


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